la vita è una crosta di formaggio...

... e una scaola di cioccolatini.

Il primo perchè della vita assapori solo la crosta...

il secondo perchè "non sai mai quello che ti capita"
Mar 03
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Incontrare l'altro

Quello che qui di seguito ho trascritto è un sunto di un incontro al quale ho partecipato e che mi è stato molto utile come momento di riflessione.

Spesso diamo per scontato il rapportarci con gli altri ed in questo modo non ci soffermiamo sul come questo viene fatto… su quello che effettivamente passa in una relazione … su quanto siamo in grado di ricevere.
Spero non vi risulti troppo pesante e che faccia a voi l’effetto che ha fatto a me.

Di che cosa stiamo parlando?
Non di un generico venire in contatto esteriormente con generici altri, né di relazione di amicizia elettiva, ma dell’incontro con l’altro inteso:
•  come modo fondamentale dell’essere uomini, quello per cui Dio disse “non è bene che l’uomo sia solo; gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (GN.2)
•  quindi come vocazione a vivere la nostra esistenza in relazione con l’altro,
•  come momento irrinunciabile poiché ognuno di noi si costruisce – o non si costruisce nella trama delle relazioni che vive,
•  come risposta amorevole ad un altro che ci “chiama”,ci “interpella” con la sua presenza,
•  come relazione autentica e fondamentale per essere persone, che ci fa uscire dall’illusione di autosufficienza e dalla autorefenzialità (la lingua della preghiera sia nella tradizione ebraica che cristiana parla sempre al plurale “prega per noi peccatori” “liberaci dal male”): siamo in relazione.
•  come relazione autentica fondata sulla misericordia, sull’amore, sul dialogo.
Incontrare l’altro è l’esperienza fondamentale della nostra vita. L’uomo è persona, più che individuo, è fatto per la relazione, non per restare chiuso in se stesso.
Ma chi è l’altro? E’ chiunque ci è vicino, chiunque si rivolge a noi; noi siamo prossimo per gli altri quando sappiamo “avvicinarci” a loro, costruire una relazione di “prossimità”, “vicinanza”, anche se sono differenti da noi.
L’altro è una persona che partecipa della mia stessa umanità e verso la quale, come uomo, ho dei doveri di solidarietà e di responsabilità:
Quando incontro una persona per la prima volta, devo far tacere le impressioni immediate, “a pelle”, per evitare che mi guidino. Occorre un atteggiamento di ascolto e di disponibilità verso tutti, anche verso di quelli che istintivamente non ci piacciono. Dobbiamo evitare che l’altro si senta escluso o, peggio, che il nostro atteggiamento tenda a negarne l’esistenza e l’identità se lo sentiamo troppo diverso da noi; questo significherebbe negarlo come persona, dirgli con il nostro atteggiamento “tu non esisti per me”; il bisogno di conferma del sé è fondamentale per ogni uomo. Quando l’incontro avviene con una persona che conosco, non devo dare per scontato quello che mi dice, devo invece seguire con attenzione le sue ragioni senza avere la pretesa di sapere già quello che mi dirà. Devo lasciarmi coinvolgere per comprenderne anche i sentimenti e le emozioni, e insieme mantenere se continua a sembrarmi valido il mio metro di giudizio per esprimerlo se lo ritengo necessario o se l’altro me lo richiede.
In definitiva, nell’incontro con l’altro, nel caso sia la prima e forse l’unica volta che capita, devo fare in modo che rimanga in entrambi una impressione di partecipazione e di calore umano.
L’incontro con l’altro è empatia, compassione, risonanza, intimità, disponibilità a lasciarsi incontrare, disponibilità ad entrare nella dimensione dell’altro, dialogo. Nell’incontro noi scopriamo l’altro, lo lasciamo emergere e ciò che si rivela è ricchezza anche per noi, ci fa capire qualcosa di più su noi stessi.
Ma l’incontro può diventare inautentico: io posso proiettare sull’altro me stesso, definirlo in base a stereotipi e pregiudizi, giudicarlo con durezza, tenerlo a distanza, renderlo invisibile, escluderlo.
Incontro autentico, incontro in autentico
Luca, 7, 36-50
“Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola”.
Gesù era considerato dai farisei con sospetto e ostilità; ma non si fa intimidire e imprigionare da quello che essi proiettano su di lui: accetta l’invito, la relazione, l’incontro, il dialogo con la certezza che nascerà del bene. Gesù ci mostra che l’incontro autentico è sempre occasione positiva, anche quello con l’antagonista.
L’incontro richiede coraggio, comporta un rischio: è una dimensione dentro la quale ci sarà comunque una rivelazione.
ed ecco una donna peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e, stando dietro, presso i suoi piedi, piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava, li cospargeva di olio profumato”.
La donna “irrompe” in tutto il suo essere altra, alterando ogni prevedibilità: donna, in un consesso di giusti.
Va da Gesù senza nascondere chi è; con i capelli scoperti, in una società in cui le donne erano velate e potevano mostrare i capelli solo nel giorno del matrimonio; dove per una donna sposata mostrare i capelli poteva essere motivo di ripudio da parte del marito; esprime senza pudore un groviglio inestricabile di emozioni; lo onora ed esprime amore con i gesti sensuali che conosce, in una società in cui era impensabile qualsiasi effusione pubblica tra un uomo ed una donna.
Gesù non pone distanze tra sé e la donna non la allontana, si lascia toccare, baciare e carezzare. Si lascia incontrare, al di fuori di ogni schema.
In silenzio, condizione fondamentale di ogni relazione vera, che richiede concentrazione ed  accoglienza interiore, la ascolta, la percepisce, la ospita dentro di sé, con ciò che essa porta, legge nei suoi gesti e nel suo cuore. E’ passivo, le lascia libertà, lascia che si stabilisca un’intimità emotiva intensissima tra lui e la donna. Gesù non ha paura e l’accetta nel groviglio dei sentimenti che esprime, nei modi in cui si esprime; non ha paura per la sua purezza (la legge imponeva una distanza di almeno due metri da una pubblica peccatrice) e apprezza ad uno ad uno quei gesti, li interpreta con verità e quando li descrive al fariseo, non usa perifrasi (non dice per esempio: questa donna piange i suoi peccati o altro), ma li descrive realisticamente ad uno ad uno; dona ad ogni gesto una dignità nuova comprendendone il senso ( gesti che onorano, si prendono cura, esprimono amore). La donna non ha paura di esprimere un amore così profondo e Gesù non ha paura di accoglierlo. Poi Gesù si volta verso la donna: incontrare il volto dell’altro implica in riconoscimento concreto della persona che si ha dinanzi, il riconoscimento dell’altro come prossimo. Poi l’incontro diventa parola “ti sono perdonati i tuoi peccati”: verità e liberazione sono i frutti dell’incontro autentico. E lo dice proprio a lei; - nei versetti prima aveva già detto al fariseo che era perdonata – Le parla pubblicamente e personalmente. Gesù non le dice nemmeno “cambia vita”, “non peccare più”; ma le dice “va in pace”, le restituisce la libertà, la restituisce a se stessa, non ha aspettative immediate su quello che la donna deve fare; attende: le dona anche il tempo per maturare l’orientamento della sua vita come donna nuova. Mentre l’incontro inautentico cattura sequestra, imprigiona, l’incontro autentico restituisce l’altro a se stesso.
Il fariseo non si chiede perché la donna compia quei gesti sconvolgenti e perché Gesù li accolga: ciò che avviene non fa che confermare ciò che ha già in mente. Chi imprigiona l’altro in una categoria la vede sempre confermata, perché guarda l’altro cercando conferme di ciò che ha già in mente. L’incontro inautentico priva l’altro della sua libertà, ma imprigiona e rende cieco anche chi usa la categoria.
E così il fariseo non capisce, non si lascia trasformare, salvare: continua a pensare a quello che ha già in mente – alla peccatrice -, pensa che sia un discorso che non lo riguarda e rimane statico; - come noi spesso supponiamo di non avere nulla da imparare o da ricevere da chi abbiamo dinnanzi-.
Ora Gesù lo rivela a se stesso, lo smaschera con il suo sguardo ( nell’incontro autentico lo sguardo autentico rivela): Tu non…tu non… tu non sai, quante sono le tue mancanze! – “Vedi questa donna? Domanda retorica: tu non sai vedere questa donna, continui a vedere la peccatrice di prima, mentre lei è una donna nuova.
E tu?

L’incontro con l’altro è il luogo dove nascono domande importanti su noi stessi.

Segue una contrapposizione tra l’incontro autentico e quello inautentico:

L’incontro Autentico:
•    richiede coraggio, disponibilità ad esporsi
•    dimensione di trasformazione e di rinascita
•    non teme la diversità, non segna confini
•    luogo in cui ci si presenta nella propria autenticità, senza nascondersi
•    momento di rischio in cui ci mettiamo in gioco
•    momento di accoglienza, che va oltre le categorie con cui ci definiscono e noi definiamo gli altri
•    momento di totale presenza, concentrazione, ascolto, che richiede di saper fare silenzio in noi
•    colui che si incontra deve essere messo al centro, guardato negli occhi
•    momento di comprensione dell’invisibile
•    luogo di libertà al termine del quale ognuno deve essere restituito a se stesso

————————————————————————-

L’incontro Inautentico:

•    caratterizzato dal conformismo rassicurante
•    dimensione statica, in cui ognuno resta sulle sue posizioni preconcette e non cambia se stesso
•    teme e fa resistenza ad ogni diversità, segnando confini visibili o invisibili
•    luogo in cui ci si presenta in modo dissimulato, senza scoprire le proprie carte
•    non ci si mette in gioco, non si rischia niente
•    l’accoglienza è solo simulata, entro regole formali perché in realtà si è già emesso un giudizio che si ritiene immodificabile
•    momento in cui si è altrove – in compagnia delle convenzioni, dei pregiudizi collettivi a cui non si vuole rinunciare, dei propri disagi personali
•    al centro c’è chi giudica, ma non vede chi ha dinnanzi
•    caratterizzato dall’incomprensione di ciò che è visibile
•    luogo in cui il prossimo viene imprigionato da definizioni che gli tolgono ogni libertà, ed è consegnato ad una strada già segnata.

E vi saluto con una storiella a riguardo:

Una delle feste si tenne in onore di una donna il cui talento nella vita consisteva nell’ascoltare.
Il suo nome era Custode dei segreti, ed era sempre disponibile per chiunque volesse sfogarsi o avesse qualcosa da raccontare o da confessare. Non offriva consigli, né giudicava, ma si accontentava di tenere il narratore per mano, di fargli appoggiare la testa sul suo grembo e di ascoltarlo. Possedeva la capacità di incoraggiare chi si rivolgeva a lei a trovare da solo le soluzioni, a seguire ciò che il cuore gli suggeriva… Alla festa in onore di Custode dei segreti, a turno molti si premurarono di dirle quale conforto rappresentasse per loro la sua presenza e quanto fosse prezioso il ruolo che svolgeva. Lei mantenne un contegno modesto e al contempo fiero e accolse gli elogi con dignità regale.
…mentre mi stavo addormentando mormorai un “grazie” all’universo per avermi fatto incontrare Custode dei segreti

(Da “… e venne chiamata due cuori” di Marlo Morgan, Sonzogno, p. 193. Custode dei segreti è un’aborigena dell’Australia)

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nikink:
hey ho, let’s go
 Forza ragazzi … andiamo!!

nikink:

hey ho, let’s go

 Forza ragazzi … andiamo!!

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Un museo per la mafia

Ieri ho sentito per radio che verrà innaugurato un museo della mafia a Las Vegas per ricordare che è proprio grazie ad essa che la città è sorta e prosperata per anni. Partendo da Bugsy Siegel, cui si deve l’edificazione del Flamingo nel 1946, che contrassegnò lo stile dei futuri casinò. 
flamingo 

particolare del Flamingo
Questo museo, nello stile americano, sarà un museo interattivo. Interverrà nell’allestimento anche l’FBI perchè “non si può parlare di Bugsy Siegel senza parlare di chi ha dedicato la sua esistenza per catturarlo…”

Mancava proprio questo tipo di cultura al mondo! 

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cfdp:

Un intervista al mio filosofo preferito (di Gaspar Torriero si veda anche questo intervento a State of the Net). Alcune sue idee continuo a non condividerle, però è importante conoscerle.

E’ sempre molto interessante sentire cosa pensa Gaspar, consiglio a tutti di vedere questo video. Per me è fonte di riflessione e di condivisione.

Feb 26
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barcamp # 6 - la penna del cane invisibile, ovvero segreti di crenatura

nikink:

(…) eio è gentiluomo ed entusiasta, nella scrittura come nelle relazioni; lamenta un preoccupante numero di sconosciuti nel barcamp affollatissimo, poi saluta e ti presenta tutti e tutti intrattiene: eio è un entertainer 

eio non se la tira un cazzo („,) gli han dato del nerd (stiloso, ma pur sempre nerd) ed eio ha detto uno dei suoi pochi no: ci ho pensato ed è vero, eio non è un nerd, è un dandy 

(…)se vorrei Gaspar come presidente dei blogger, eio lo eleggo patrono (non santo, néh, ché dicon che per esser santi bisogna esser morti)

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- Quante mucche hai munto fino ad adesso?
- 70.
- Sei molto stanco?
- Parzialmente stremato.

vorrei essere un baol: Umorismo campagnolo (via phonkmeister)

:-) :-) :-) :-) spero di essere stata chiara :-) :-) 

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placidiappunti:

In pausa scrittura ho acceso un attimo la tv, rai 1, Sanremo.
E stava per cantare Giua.
Bella, elegante, sorridente, educata, ottima voce.

Bon, per me ha vinto lei.

(e con Sanremo come argomento sono a posto sino all’anno venturo ;-) 

Ho seguito il link e sono perfettamente daccordo con te :-)

Feb 03
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Le bugie hanno le gambe corte

E’ parecchio che non scrivo, ero troppo stanca o indaffarata per dedicare un po’ di tempo alla rete.

Oggi sono andata con Nico e Sergio a vedere una commedia che sapevo essere divertente ma che non mi aspettavo così tanto.

LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE della filodrammatica Vianney.

Nella prima parte dello spettacolo ho riso quasi da stare male di tutti gli equivoci che si sono susseguiti, nella seconda meno, tutti i nodi arrivavano al pettine e poco per volta si raggiungeva la conclusione dello spettacolo.

E’ stata una bella domenica in famiglia!

Una commedia dell’ovvio, ma proprio per questo così esilarante. E’ proprio vero, bisogna essere troppo intelligenti per reggere le bugie e più ne si dice, più ne si deve dire per coprire quelle dette. Siccome l’argomento tocca tutti lo sentiamo vicino e se portato all’esasperazione ci fa morire dal ridere.

Oggi il teatro e ieri la mostra alla pinacoteca Agnelli: WHY AFRICA

Alcune opere della collezione Pigozzi tratte soprattutto da produzioni di artisti dell’Africa sub-sahariana. Sono un centinaio di opere bellissime che testimoniano la bellezza della creazione artistica contemporanea africana che entra in relazione con l’arte occidentale acquisendo dignità propria ed un proprio linguaggio riconoscibile anche a neofiti quale io penso di essere.

Le opere sono coinvolgenti, materiche e dai colori brillanti.

Una caratteristica comune a molti artisti è l’uso dei glitter che con mio stupore ho gradito.

Ci sono critiche sociali così come espressioni di pura follia.

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Mabota - bicicletta rural
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Bodo - Defile de modes
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Kingelez - ville fantome
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Cheri Cherin - L’esclavagisme
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Cheri samba - j’aime la couleur
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Nov 23
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Il coleottero

Volevo condividere un regalo ricevuto dal mio bambino… un’osservazione su un coleottero che io ritengo molto interessante.
“Il coleottero specie puzzone va spedito verso l’aria e la vegetazione. Zampettando pian pianino raggiunge estremità remote.
Non sente bene i rumori di tensione negativa.
Sa stare benissimo immobile senza fiatare.
Può fermarsi anche per ore per riflettere.
Scala lentamente ma senza cadere.
Attraversa qualsiasi posto e distrugge gli ostacoli.”